1) Introduzione

 La Fisica di Cassani

E’  credenza diffusa che l’insieme delle conoscenze della scienza fisica venga inteso come un corpo stabile, ben delimitato e consistente nel suo tempo. Esso è considerato, fino a prova contraria, come il miglior prodotto della mente dell’uomo fino a quel momento.

Che la gente creda nell’esistenza di questa struttura compatta e unica della scienza è considerato un bene. Si pensa che ciò favorisca la diffusione di quelle metodologie del pensiero razionale che vanno sotto il nome di: “pensiero scientifico”.

Anche coloro che formano il corpo dei docenti e che insegnano la fisica, hanno la necessità di credere, o comunque di mostrare di credere, nell’esistenza e consistenza di questa struttura monolitica della scienza. Diversamente essi si considererebbero psicologicamente svantaggiati nel comunicare la certezza del sapere ai loro studenti.

Ma alcuni di loro, tra i più appassionati ed attenti allo stato della loro materia, sono coscienti che la consistenza del corpo delle conoscenze, riconosciute come tali nella fisica, è pressappoco quello di un budino nel quale galleggiano pochissimi nuclei duri e consistenti.

Quelli poi che oltre ad occuparsi dell’insegnamento si sono impegnati nella ricerca, o solo in quest’ultima, sono chiaramente coscienti della mobilità della struttura.

Però almeno su questi nuclei duri, stabiliti al di là di ogni ragionevole dubbio, ciascuno di loro giurerebbe sulla sua vita, e in nessun caso sarebbe disposto a rimetterli in discussione.

Sembrerebbe un atteggiamento produttivo. Potrebbe apparire un modo adeguato per mantenere ben salde le fondamenta mentre si procede ad innalzare l’edificio della conoscenza scientifica.

Ma questa è un’illusione spesso fuorviante. Anche questi nuclei sono soggetti a trasformazioni.  Essi sono le pietre di base che, sovente, quando l’edificio della scienza si innalza, possono venire riadattate, smussate o modificate per costituire una base migliore della precedente.

Perché a volte succede che il baricentro all’interno dell’edificio cambia di posizione. La ragione di ciò segue da considerazioni sulla struttura interna della costruzione.

Il fatto è che non esiste un corpo unico, un’unica architettura nel fabbricato della scienza.  Nello stesso periodo sono presenti molte e diverse teorie che tentano di spiegare le stesse cose da punti di vista diversi, spesso in contrasto tra di loro, opponendosi in molti casi ciascuna alla visione dell’altra.

La coabitazione risulta quasi sempre un’impresa difficile, e qualche volta persino impossibile.  Nella fisica che studia gli elementi di base della materia e della radiazione, già dalla fine degli anni venti, c’è completa discordanza tra le due visioni antagoniste.


Da una parte la rappresentazione probabilistica e indeterministica della fisica delle particelle e dei campi, portata avanti dalla Meccanica Quantistica.


E dall’altra parte la rappresentazione degli stessi fenomeni, secondo quel che è rimasto della scuola ispirata al pensiero di Einstein, che considera la connessione causale tra i fenomeni fisici come il pilastro di base di ogni indagine scientifica.


Nel tentativo di far prevalere l’una o l’altra visione si sono opposti per decine d’anni, da una parte: Heisenberg, Bohr, Born, Jordan, Dirac e tutti gli aderenti alla cosiddetta “scuola di Copenaghen”, che portava avanti l’idea probabilistica, corpuscolare e indeterminista delle particelle e dei campi.

E dall’altra parte: Einstein, Planck, de Broglie, Schrödinger, Bohm e tutti coloro che consideravano incompleta e insufficiente la visione della Meccanica Quantistica.

Questi ultimi giuravano sulla consistenza reale di un comportamento strettamente causale delle particelle e dei campi. Essi credevano, e molti credono ancora, nell’esistenza di una microfisica, che indaga sulle connessioni causali dei fenomeni fisici, e non solo sulla probabilità che essi accadano.

La vittima più illustre della guerra cruenta che seguì fu Einstein.  Lasciato sul campo, fu escluso dalla corrente principale, tacciato di cocciuto, ed ormai senilmente attaccato a vecchi schemi ottocenteschi della causalità ad ogni costo.

Dopo numerosi, inutili tentativi di convincere gli aderenti della Scuola di Copenaghen, dei rischi contenuti nell’Indeterminismo conseguente alla loro scelta, si costrinse esso stesso al silenzio.

Si immerse totalmente nella ricerca di una nuova teoria unificante che dimostrasse, con la sua capacità esplicativa, che la ricerca delle connessioni causali tra i fenomeni fisici era possibile anche al livello del mondo quantistico.

Egli voleva dimostrare con i fatti l’incompletezza della descrizione probabilistica della Meccanica Quantistica.

Morì dopo trentanni di ricerca infruttuosa. Frustrato da quel particolare insuccesso, ma era convinto fino in fondo che: “Dio non gioca a dadi”. Come aveva scritto ai suoi amici nemici: Max Born e Niels Bohr, volendo intendere che la natura della microfisica non poteva essere probabilistica.

Ma egli non dubitò mai dell’esito a lungo termine della disputa. Era sicuro che un giorno sarebbe stata trovata una teoria unificante, strettamente causale, che avrebbe presentato un’immagine completa e determinista del mondo fisico.

Di questa lotta sono rimaste poche tracce ed alcuni sparuti gruppi di partigiani della fazione di Einstein, che ancora sostengono l’incompletezza della Meccanica Quantistica.

Questa invece è risultata vincente nello scontro. Ed ha prevalso a tal punto, da riuscire ad impedire qualsiasi tentativo di riaprire la discussione, persino sulle questioni in cui essa rimane palesemente impotente.

Succedeva nell’antico Egitto che, quando una fazione religiosa o politica risultava vincente nella lotta del potere, cancellava persino la memoria dell’esistenza della fazione avversaria. Essa ne distruggeva le statue e i templi, cancellando persino le iscrizioni che potevano ricordare anche la semplice esistenza degli antagonisti.

Così, dopo la vittoria per il prevalere scientifico, la fazione della Scuola di Copenaghen ha tentato di cancellare nelle università, nelle riviste specializzate, e persino nella mente degli studenti di fisica, la realtà della sopravvivenza della corrente di pensiero di Einstein.

Essa attualmente presenta la propria interpretazione del mondo come l’unica esistente, senza alcuna alternativa possibile.

Si può cercare di capire le ragioni e le cause di questo comportamento risalendo ai metodi di sviluppo della conoscenza in fisica, ed alle modalità attualmente seguite dai fisici nella gestione della conoscenza collettiva.

Si può tentare di spiegare questo tipo di aberrazioni, quasi metafisiche, che hanno preso piede in alcune branche della scienza attuale, e che si stanno estendendo a macchia d’olio in tutto il resto della conoscenza scientifica.

Kuhn che è un profondo studioso dei metodi della scienza,  ha creduto di poter giustificare i ricorrenti cambiamenti d’indirizzo della ricerca, introducendo nell’analisi storica dei metodi della scienza un’esplicita diversificazione tra i periodi stazionari del consolidamento, ed i periodi rivoluzionari che seguono le condizioni di crisi dello sviluppo delle conoscenze scientifiche.

Per Kuhn quei corpi duri che galleggiano nel budino delle conoscenze della fisica, costituiscono nel loro complesso il “paradigma” che sovrintende alla stabilità dei periodi stazionari. Durante questi periodi il corpo delle conoscenze si allarga orizzontalmente, appoggiandosi appunto su queste basi solide e ben stabilite. Esso coinvolge l’intero suo campo di applicazione, coprendo con le spiegazioni che provengono dal “paradigma” il maggior numero possibile di fenomeni.

Succede a volte che il paradigma venga messo in discussione. Succede poi che esso sia sostituito da un nuovo paradigma. Accade quindi che la produzione rivoluzionaria di nuove idee permette alla scienza uno sviluppo verticale, che la spinge a saltare ad un piano superiore di generalizzazione, che unifica e spiega ciò che sul piano precedente era ancora inesplicabile.

L’innalzamento ulteriore dell’edificio della scienza esige a volte che la rete delle connessioni tra le vecchie e le nuove conoscenze venga modificata, o persino totalmente rifatta.  Le maglie della vecchia rete possono avere sì dei legami verticali con la nuova rete, ma accade spesso che i nuovi concetti che emergono non possano coesistere sullo stesso piano nella nuova rete.

Molti esempi storici dimostrano come questi cambiamenti di paradigma a volte distruggano le strutture di base esistenti, in precedenza considerate intoccabili, per sostituirle con altre più solide e di più vasta portata.

Prima di cedere il passo al nuovo, il vecchio paradigma oppone una forte resistenza al cambiamento.  Così spesso accade che il corpo stabilito dei conservatori del paradigma imperante si opponga strenuamente alla nascita di un nuovo paradigma.

Ciò è a volte legittimo, nella stragrande maggioranza dei casi, poiché aiuta l’estendersi orizzontale delle sperimentazioni, e l’allargamento delle conoscenze possibili sotto la protezione di quel paradigma.

Ma a volte accade ciò che per il bene della conoscenza non dovrebbe mai succedere. Ai giorni nostri stiamo assistendo ad un fenomeno di auto-cannibalismo della scienza.

Accade che gli scienziati ufficialmente riconosciuti come i più validi ed esperti, e quindi considerati i più adatti per essere i conservatori del paradigma, si adattino talmente alla sua difesa da non riuscire più a riconoscere le spinte verticali verso un nuovo paradigma.

I conservatori ufficiali sembrerebbero non volere ammettere nemmeno la possibilità di un ricambio o di un rinnovamento delle idee.  Essi non cedono nemmeno quando ormai il vecchio paradigma fa acqua da tutte le parti, a causa del sopravvenire di fenomeni per lui inspiegabili.

Quasi sempre i mutamenti di paradigma sono preceduti da lunghi travagli di crisi, più o meno riconosciute come tali, indotte dalle scoperte di nuovi fenomeni o dallo sviluppo delle teorie esplicative che si sono spinte più avanti delle altre.

Avviene però che le teorie supportate dal paradigma non vogliano riconoscere lo stato di crisi, e si arrabattino a spiegare ciò che per loro è inesplicabile.

In questo anelito abnorme alla sopravvivenza il paradigma è disposto ad ogni sacrificio, e si batte strenuamente contro tutto e contro tutti. Esso sembra rimangiarsi le sue proprie ragioni d’esistere, inglobando e minimizzando i tentativi autonomi di spiegazioni alternative, anche a discapito del progredire della conoscenza.

Così si verifica che alcune teorie, per rimanere attaccate al paradigma in auge, siano costrette ad arrampicarsi sui vetri, nel tentativo di giustificare un numero sempre crescente di fenomeni sperimentali non direttamente comprensibili nel quadro dell’ortodossia corrente.

Così è avvenuto per la Teoria degli Epicicli del Sistema Tolemaico, che per giustificare le osservazioni sempre più precise delle orbite planetarie era costretta a spingere gli epicicli ad una complessità sempre più difficile da giustificare. Così è il caso attuale di molte delle teorie cosmologiche dell’astrofisica, delle teorie dei campi e di quelle delle particelle elementari.

Molte di queste teorie, per qualche loro lato incomplete, per poter continuare a procedere nella ricerca hanno dovuto lasciare dietro di loro un numero notevole di problemi irrisolti. Dimenticando lungo il cammino passaggi logicamente insoddisfacenti. Esibendo possibili fenomeni fisicamente ingiustificabili. Adducendo prove sperimentali impossibili, ed altre tracce imbarazzanti della propria incapacità di descrizione di un mondo che sfugge alla loro pretesa di coerenza e razionalità.

Si è arrivati persino a ventilare la possibilità che la mente umana possa essere incapace di comprendere a fondo il mondo dei micro e dei megafenomeni. Prospettando l’idea che sia giustificata, ed a volte persino inevitabile, la ricerca di una visione parziale e non unificata della realtà.

Ma il fatto più grave è che l’ortodossia faccia passare, per conquiste importanti e fondamentali della conoscenza, virtuosismi dialettici, spacciati per vere e proprie teorie scientifiche, basate su modelli fisici inverificabili “per principio”.

Vengono presentate elaborazioni di vari livelli di strutture ipotetiche che si appoggiano indebitamente l’una sull’altra, in giochi d’alta acrobazia. Giochi nei quali si vorrebbe far passare per creazioni sublimi della mente umana fenomeni vuoti di realtà, castelli di carta costruiti sulle nuvole.

Sulla base di presupposti ipotetici si sono costruite strutture teoriche enormi e complicate, sulle quali poi si sono appoggiati altri presupposti teorici, spacciati per ponderati costrutti scientifici.

Palloncini dipinti come pesanti palle di granito.

Quark, Gluoni, cariche elettriche frazionarie, monopoli magnetici, Bosoni di Higgs, normalmente dovrebbero essere presentati come gli elementi di una tassonomia. Un modo per catalogare, che fornirebbe caratteristiche specifiche ed individualità alle proprietà di elementi ancora da scoprire.

Invece vengono presentati come vere e proprie particelle “elementari”, con un numero sempre crescente di componenti, di cui potremmo costatare l’esistenza solo con acceleratori grandi come il sistema solare o come una galassia.

In cosmologia si assiste alla crescita a ritmo serrato di inverificabili universi con inimmaginabili dimensioni, nei quali si aggirano i fantasmi delle menti meno irrazionali.

Più di una generazione di astrofisici parla da venti e più anni dei “buchi neri”, facendo credere che l’ipotesi della loro esistenza venga predetta da una estrapolazione estrema dei dettami della Relatività Generale di Einstein.

Una spudorata contraffazione che volutamente passa sotto silenzio i moniti dello stesso Einstein, che più volte aveva messo in guardia gli astrofisici dallo spingersi ai limiti estremi di validità della sua teoria.

L’insuccesso dei tentativi di dare un corpo all’osservazione dei fantomatici “buchi neri” ha costretto i suddetti studiosi ad attribuire loro manifestazioni visibili di tutt’altre sorgenti, pur di dotarli di un qualche tipo di osservabilità.

Sulla scia delle stesse estrapolazioni indebite della teoria della Relatività Generale, si sono spese decine d’anni di ricerca per indagare sui primi micro-nano-pico secondi di un Big Abbaglio che vorrebbe identificare l’inizio dell’Universo, senza cause fisiche iniziali, in un mitico “big bang”.

Il tutto incoronato da una congerie sconclusionata di teorie probabili, possibili, che non hanno alcuna possibilità di esclusione alternativa o speranza di verifica.

Vengono avanzate proposte per Teorie di Super-Unificazione, dipendenti da ipotetiche macro condensazioni di energia gravitazionale, ( parenti strette dei buchi neri ). Superstringhe in cinque o sei versioni diverse, senza possibilità di discernimento tra di loro. Si favoleggia di Universi Inflazionari ed altri strani animali di uno zoo sterminato la cui unica legge unificante è l’indimostrabilità.

Bottiglie vuote costellate di bellissime etichette
che magnificano un contenuto che non c’è.

Finora non c’era mai stata altra possibilità che la critica. A volte venivano fatti tentativi coraggiosi ed isolati di critica che spesso conducevano all’ostracismo dei loro autori. I quali altrettanto spesso si trovavano ad essere tagliati fuori dai mezzi di ricerca, e perfino dalle possibilità d’insegnamento.

Voci inascoltate, isolate deliberatamente dai normali mezzi di comunicazione scientifica, escluse dai congressi, i cui articoli vengono rifiutati da tutte le più importanti riviste scientifiche specializzate.

Queste, che sono i canali ufficialmente riconosciuti della comunicazione scientifica, sono dominate da una rigida lobby di referees. Critici specialisti che godono la fiducia degli editori. Essi dovrebbero essere formalmente imparziali ma, essendo i fisici che più hanno avuto successo con il paradigma imperante, essi sono per definizione sfacciatamente partigiani. Infatti, si considerano il nume tutelare dell’ortodossia, i difensori del fluire della corrente principale, anche se questa si è ormai ridotta ad un rigagnolo impantanato.

Spesso le voci dei dissenzienti tacciono alla fine di un percorso con troppi ostacoli. Si rendono conto dell’impari lotta che hanno intrapreso e rientrano nei ranghi, chinano la testa, e dimenticano in qualche recondito angolo le loro sacrosante obiezioni.

Il Paradigma resiste imperterrito, forte di una potenza acquisita dal dominio in tutte le università del mondo, forte del possesso degli strumenti di ricerca più sofisticati, forte dei finanziamenti e del potere di connivenza con i potenti della terra. Esso si assicura l’impunità controllando rigorosamente i mezzi di diffusione scientifica, opponendo una ferrea censura ai dissenzienti.

Ma la storia delle rivoluzioni scientifiche del passato insegna che, nessuno dei postulati che hanno retto il corpo della scienza è mai uscito indenne dalle ricorrenti rivoluzioni, intervenute nel nostro modo di intendere il mondo.

Si può mettere in prigione un rivoluzionario politico, ma è quasi impossibile mettere in catene tutte le menti ed i pensieri scientifici rivoluzionari. Prima o poi le nuove idee emergono nonostante le prescrizioni o l’isolamento.

Con Internet poi sarebbe come tentare di vuotare l’oceano con un setaccio.

I fermenti e le prime avvisaglie della rivoluzione incombente sono nell’aria già da un pezzo. La Meccanica Quantistica, e tutta la corte di teorie che le girano intorno, sta per essere soppiantata da una teoria migliore, più completa, e con maggiori capacità esplicative.

Ora finalmente è sorta un’alternativa. Finalmente è possibile presentare una nuova teoria, più avanzata della Meccanica Quantistica, che renderà giustizia ad Einstein ed al suo determinismo, e alla sua accanita ricerca del campo unificato. Che giustificherà l’interpretazione ondulatoria di de Broglie e di Schrodinger, ed i parametri nascosti di Bohm.

Che, anche nel campo avverso, darà ragione al Principio d’Indeterminazione di Heisenberg nella sua valenza “sorprendentemente causale” ed ai suoi ultimi, contestati dubbi sulla continuità dello spazio tempo.

E’ nata una nuova teoria fisica unificante, che vuole proporre un nuovo paradigma, che riesca a giustificare in un modo coerente, razionale, e soprattutto comprensibile, tutto ciò che già è acquisito dalla meccanica classica e dalla meccanica quantistica.

Essa presenta, in un nuovo quadro, fenomeni e leggi nuove che prevedono nuovi fenomeni sperimentali.  Questa teoria interpreta a misura d’uomo, in un nuovo comprensibile linguaggio, tutti i fenomeni della meccanica quantistica.

Costruisce una teoria coerente delle particelle, elementari, eliminando l’incongruenza delle singolarità dei campi di massa e di carica. Unifica in modo causale tutte quelle branche dell’astrofisica e della cosmologia che hanno abbandonato la realtà osservativa e sperimentale per rifugiarsi in voli pindarici, al di là dello spirito galileiano.

La nuova teoria si è già dimostrata capace di prevedere l’esistenza di nuovi fenomeni, interpretandoli in simbiosi con i fenomeni già conosciuti, alla luce di un solo, unico e nuovo principio fisico.

La nuova teoria esiste già da un pezzo, ha avuto una gestazione di trent’anni, ed è stata pubblicata fin dal 1984, in un libro dal titolo che riecheggia il sogno a lungo inseguito da Einstein: “Il Campo Unificato”. Ma si può documentarne l’esistenza già da qualche anno prima.

II suo nome è: Teoria Ondulatoria del Campo, ( titolo del secondo e più evoluto libro del 1986 ). Essa ha già fatto diverse previsioni inedite, una delle quali per esempio, costituisce una base teorica per i fenomeni sperimentali della controversa “Fusione Fredda”.

Un’altra delle sue previsioni fornisce una giustificazione coerente per le rilevazioni dell’esistenza di una quinta interazione repulsiva, una sorta di “Antigravità cosmica” di cui alcuni ricercatori statunitensi della Purdue University hanno trovato tracce.

Tracce che poi sono state confermate da nuovi imbarazzanti esperimenti probanti, non pubblicizzati né tanto meno accettati dalla fisica ufficiale, (perché non giustificabili nel suo contesto).

E questa è la ragione della fuga verso la “materia oscura”. Che non esiste.

Queste previsioni, ricavate come conseguenze della nuova teoria, sono già state confermate in questi anni, ma nessuno ancora mostra di conoscere la Teoria Ondulatoria del Campo. Né tanto meno accetta di prenderla in considerazione, nonostante i numerosi tentativi ortodossi e no, già fatti per farla conoscere.

II mondo scientifico ufficiale la ignora. Nessuno vuole rimettere in discussione ciò che si considera ampiamente acquisito. Nemmeno se il farlo dovesse farci guadagnare la conoscenza dei segreti più riposti della natura, e la realizzazione degli stessi sogni considerati irraggiungibili dalla fisica ufficiale.

Quale possibilità esiste allora per una nuova teoria scientifica di farsi conoscere e giudicare, se non quella di rivolgersi al resto dell’intelligenza e della cultura?

Questo è un nuovo tentativo che si rivolge in modo divulgativo, ma non parziale o riduttivo, al pubblico. Che viene investito della responsabilità di giudicare sulle sue capacità di farci capire la natura come un complesso comprensibile.

Come tale verrà considerato l’estremo insulto, e un’autosqualifica dell’autore da parte dell’ortodossia organizzata, che esclude che possa esistere in materia scientifica alcun giudice al di fuori di sé.

Ma non c’è altra alternativa, si è già perso troppo tempo. E’ passato ormai molto più di mezzo secolo dai miei primi tentativi di descrizione della linea di pensiero che poi ha portato  a questa immensa Fatica di Sisifo, senza nessuno scontro ne’ confronto.

Al lettore attento, ma non necessariamente dotato di una cultura scientifica specialistica, verranno forniti i dati, le idee e le alternative sulle quali giudicare, e i modelli semplici e comprensibili per capire.

All’interno di un unico modello, con la nuova Teoria Ondulatoria del Campo diventeranno comprensibili tutte le interazioni delle particelle elementari, le loro relazioni con i fenomeni della teoria atomica e le conseguenti concatenazioni con il resto della fisica, mostrando in una sequenza strettamente causale, i legami che derivano con il resto dell’Universo.

Come tutte le costruzioni che hanno una valenza universale, questa è una teoria semplice ed elegante. E’ persino bella; sarebbe piaciuta a Einstein che aveva uno sviluppato senso estetico nella ricerca della conoscenza. Questa nuova teoria completa la geometrizzazione della fisica iniziata da Einstein con la Relatività Generale.

E’ una teoria facile da capire perché i suoi modelli sono rappresentabili anche graficamente dalla geometria. In essa quasi tutte le formule matematiche che descrivono le interazioni tra la materia e la radiazione, possono essere sostituite e/o integrate da immagini e da spiegazioni comprensibili nel normale linguaggio di tutti i giorni.

Ci è stato spiegato per anni che il linguaggio della fisica è la matematica. E che, data l’attuale estrema complessità della fisica elementare, la divulgazione scientifica era costretta a comunicare ai comuni mortali solo vaghe ombre della realtà complessa. Questa sarebbe stata comprensibile per intero solo agli addetti ai lavori, i soli che conoscevano la sofisticata matematica necessaria a descriverla compiutamente.

Questa è stata molto spesso una mistificazione, paludata da verità evidente. E’ una trappola in cui sono caduti gli stessi addetti ai lavori che, sovente, nella creazione dei loro modelli fisici, si sono lasciati guidare solo dai modelli matematici.

Seguendoli a tentoni, essi perdevano spesso il contatto con la realtà fisica.  Per vagare poi alla cieca dietro sviluppi matematici sempre meno associabili con le realtà che avrebbero voluto illustrare.

Calza a pennello ai fisici lanciati nelle estreme speculazioni della fisica delle particelle, o agli astrofisici che esplorano i confini degli sviluppi estremi delle ipotesi cosmologiche, spesso ingiustificabili nella stessa Relatività Generale, ciò che nel 1947 von Neumann diceva ai matematici:

«Quando una disciplina matematica si allontana di molto dalla sua fonte empirica o, il che è ancora peggio, se per due o tre generazioni viene ispirata solo indirettamente dalla “realtà”, essa corre pericoli estremamente gravi.

Diventa sempre più un’attività puramente estetica, sempre più “l’art pour l’art” (…), esiste il grave pericolo che la disciplina si sviluppi lungo la linea che offre minor resistenza. E’ possibile che la corrente così lontana dalla sua fonte, si separi in una moltitudine di diramazioni insignificanti e quella disciplina diventi una massa disorganizzata di dettagli e nozioni complesse».

Ciò che von Neumann paventava allora per i matematici, si è verificato oggi per i fisici. Essi sono diventati accaniti ( e spesso esclusivamente ) manipolatori di formule, abbandonando l’indispensabile indagine delle idee con un contenuto fisico, alla ricerca ostinata di una giustificazione matematica a priori.

Senza l’appoggio preventivo di modelli fisici, prima pensati, e quindi in linea di principio comprensibili, l’indagine matematica delle possibilità di sviluppo di una teoria può portare completamente fuori strada.

Può condurci talmente lontano dalla realtà, da spingerci fuori dalle possibilità di comprensione della mente umana. Questo è ciò che è già accaduto e che ancora sta accadendo.

 E questo tradisce la stessa ragion d’essere della scienza: un mezzo per l’uomo di conoscere la natura del mondo.

Se la natura una volta indagata ci appare incomprensibile, ciò non è per una intrinseca proprietà della natura, ma per una pecca fondamentale dei metodi che abbiamo usato per indagarla.

Ovviamente nessuno dei difensori dell’attuale paradigma sarà mai disposto ad ammettere che la fisica attuale, che fruga tra gli elementi primi della materia, si trovi ora davanti ad un muro d’incomprensibilità.

Che essa ci presenti la prospettiva ben poco allettante di dover indagare un infinita serie di scatole cinesi, particelle dentro particelle, dentro altre particelle, all’infinito.

Così come nessuno dei cosmologi o astrofisici sarà disposto a riconoscere che il Modello Standard, che implica l’esistenza del big bang, si trovi davanti al muro ultimo, antiscientifico per definizione, della creazione dal nulla di tutto l’Universo, fuori dal tempo in un assurdo istante infinito, “inflazionario”.

Purtuttavia il muro esiste. Se ancora qualcuno dà un significato all’espressione: “ricerca della conoscenza”, questi deve augurarsi che in un qualche modo si possa aggirare il muro.

Esplorando le possibili alternative, noi possiamo tornare indietro lungo il cammino già percorso, a caccia delle tracce che ci hanno portato fuori strada.

A giudizio di Einstein l’errore era fondamentale. Il mondo scientifico aveva accettato una teoria come la Meccanica Quantistica che, per la sua stessa struttura, si imponeva di limitare l’indagine scientifica all’interpretazione dei dati osservativi, senza il preventivo condizionamento del principio di causalità.

L’invenzione di nuovi algoritmi matematici aveva permesso di raggiungere notevoli risultati sperimentali nella predizione di nuovi fenomeni al livello quantistico. Ma aveva poi negato la possibilità di capire quegli stessi fenomeni in termini di causa ed effetto.

Ora noi presenteremo una nuova teoria che, pur raggiungendo gli stessi risultati della Meccanica Quantistica, illustra in un quadro comprensibile quegli stessi fenomeni di causa ed effetto che in essa erano, per definizione, impossibili da esaminare.

La Teoria Ondulatoria del Campo scopre nuovi fenomeni in campo quantistico. Essa fornisce legami e spiegazioni causali comprensibili, anche per i fenomeni chiave che si trovano sull’attuale frontiera della fisica.

Noi non rinunceremo all’aiuto della matematica nella nuova teoria ma affronteremo le descrizioni delle relazioni tra i fenomeni ed i modelli fisici utilizzandola, molto spesso nella sua accezione geometrica.

La figura geometrica permetterà quasi sempre la creazione di un modello mentale del fenomeno indagato, in cui la causa e l’effetto risultino dal gioco delle concatenazioni logiche.

La connessione della rappresentazione grafica con la realtà fisica del fenomeno sarà di volta in volta legata alle conoscenze che già abbiamo dei fenomeni fisici, ma non ne sarà necessariamente condizionata.

Ci affideremo molto alla logica dei modelli rappresentabili. Una figura geometrica può essere l’espressione di una matematica raffinata, ma difficilmente può essere l’emanazione di un modello comprensibile per l’uomo se non ha un rapporto diretto con la realtà che vuole illustrare.

Nella nuova Teoria Ondulatoria del Campo è assunta l’esistenza di una sola entità: lo spazio-tempo.  Tutto il mondo delle nostre esperienze e delle interazioni tra la materia e la radiazione, viene derivato da quest’unica assunzione.

Le proprietà di cui viene dotato lo spazio-tempo permettono l’introduzione di un Principio di Simmetria, da cui vengono derivati tutti i comportamenti delle masse elementari come sorgenti di campo.

Il che ci permette la scoperta di una inaspettata natura locale dell’inerzia, e ci fornisce una conseguente spiegazione comprensibile, ondulatoria e quantistica, del campo gravitazionale.

La spiegazione pretende una giustificazione matematica e dimensionale di tutti i parametri  che dipendono da uno spazio-tempo quantizzato e che compongono la struttura ondulatoria della gravitazione.

Questo porta alla rivelazione di una componente inedita nella nuova formula della gravità ondulatoria che viene identificata come “la costante di struttura fine” il che ci consente di unificare elettromagnetismo e gravitazione.  

Passando poi ad un livello superiore di generalizzazione, si scopre l’esistenza di un Principio d’Isotropia che ingloba il Principio di Simmetria e permette, sotto un unico condizionamento, anche la comprensione della natura ondulatoria della carica e della radiazione elettromagnetica.

II resto delle interazioni già conosciute viene derivato in modo causale e coerente, giustificando i fenomeni già conosciuti, prevedendone di nuovi, unitamente alle leggi che li connettono nelle diverse catene di causa ed effetto.

La creazione di un modello, esclusivamente ondulatorio e comprensibile, delle particelle elementari, ci introduce ad una coerente analisi ondulatoria delle proprietà e della struttura delle particelle e dei loro decadimenti, descrivendo le varie fasi della loro esistenza.

I risultati esplicativi che si sono potuti estrarre da una materia così povera, come il semplice spazio-tempo, parlano in favore della loro validità.  La loro semplicità di rappresentazione ci parla, in un linguaggio nuovo, della natura ondulatoria delle particelle elementari e delle leggi ondulatorie che determinano le loro reciproche interazioni.

Ci viene mostrato un modello finalmente razionale di un atomo “totalmente causale”, per mezzo del quale si descrivono i fenomeni di emissione come avvengono nella realtà, seguendoli passo passo in un percorso deterministico perfettamente comprensibile.

I modelli giustificati dai nuovi principi unitari ci fanno scoprire che le stesse leggi che regolano i comportamenti del micromondo sono applicabili ai megafenomeni dell’Universo. 

Esse determinano la struttura e la vita delle stelle, la formazione e la forma stessa delle galassie e giustificando, tra l’altro, l’inesistenza della “Massa Mancante”, fonte d’imbarazzo per ogni cosmologo attuale.

La deduzione di una nuova Quinta Interazione Repulsiva, deducibile dai modelli della Teoria Ondulatoria del Campo, ci permette di scoprire una ragione plausibile e coerente dell’impossibilità dell’esistenza dei buchi neri e dell’inutilità del big bang.

Questa Quinta Forza ci offre una spiegazione razionale della fuga delle galassie, e dell’esistenza di una radiazione isotropa di bassa energia, la supposta “radiazione fossile”, che si pensava proveniente dagli improbabili primi istanti della creazione dal nulla di tutto l’universo.

Una diversa interpretazione delle osservazioni astronomiche più controverse, derivabile dai principi della nuova teoria, ci presenta un modello razionale della vera natura delle “quasar” e di molte altre meraviglie osservative finora inspiegabili. Arrivando anche ad una giustificazione  della nascita e della forma delle galassie a spirale, essa ci guida verso un’unica, finalmente comprensibile, immagine dell’Universo.

Qualcuno degli astrofisici che si rendono conto delle attuali incapacità dell’astrofisica di descrivere, in maniera causale, i fenomeni di frontiera, preferirebbe una soluzione degli attuali paradossi che gli permettesse di stare il più vicino possibile alle teorie ortodosse attuali. Essi preferirebbero non tirare a costruire spiegazioni che presuppongano nuove assunzioni: “forse arbitrarie”.

Non è detto che l’ideale sarebbe di utilizzare le leggi conosciute della fisica e di applicarle al quadro delle “reali” osservazioni dell’astrofisica e della fisica delle particelle. E non al contrario di creare nuove leggi -ad hoc- per giustificare le osservazioni.

Ma ancora peggio sarebbe, teorizzare “opportune” osservazioni che non turbino il quadro delle leggi conosciute della fisica. Così, non è  sicuro che sia possibile, e a volte nemmeno auspicabile, utilizzare in ogni caso le leggi correnti per la spiegazione di “ogni” osservazione.

Quando le conoscenze correnti non suppliscono alle necessità di spiegazione di nuovi fenomeni fisici, è giocoforza rivedere il quadro d’insieme, rifondando se necessario anche le strutture di base.

Newton per giustificare la sua gravitazione rifonda le leggi della dinamica e costruisce quasi dal niente persino le strutture matematiche per descriverla.

Poi inventa la teoria della gravitazione e, appoggiandosi su quella stessa dinamica rivoluziona la cosmologia, fornendo una base teorica alle osservazioni del sistema copernicano.

Einstein compie praticamente la stessa impresa. Egli spodesta Newton e reimposta nuovamente l’intera dinamica, per allargare le capacità esplicative oltre le osservazioni conosciute, fornendo con la relatività una spiegazione teorica a fenomeni precedentemente inspiegabili e prevedendone di nuovi.

Se qualcosa abbiamo imparato da loro, bisogna dunque dire che: quando è necessario un salto per superare un ostacolo non serve a niente camminare. Per fare un tale salto però, è necessario sottostare a precise condizioni che non ammettano la creazione di ipotesi costruite solo per rincorrere la sequenza delle osservazioni.

Quando i compromessi a cui bisogna scendere per giustificare l’ingiustificabile sono troppo pesanti è necessario avere il coraggio di ricominciare da capo.

Non a caso Newton ed Einstein hanno dovuto ricostruire una dinamica che supportasse il salto di qualità, nell’interpretazione teorica delle osservazioni e dei legami tra i fatti osservati.  Era loro evidente che solo una modificazione delle strutture di base avrebbe potuto supportare l’innalzamento dell’edificio.

Così è ora per la Teoria Ondulatoria del Campo. Con essa nasce una nuova, più estesa dinamica, le cui capacità esplicative comprendono: la precedente dinamica, la dinamica relativistica, la dinamica quantistica e l’elettrodinamica.

Se ne ricava una nuova dinamica dei sistemi macroscopici che comprende una Quantum Gravity realmente “quantizzata” ed una quinta forza repulsiva, che agisce con effetti macroscopici al livello delle grandi concentrazioni di massa. Si ottiene in parallelo una spiegazione coerente delle famiglie delle particelle elementari, delle loro proprietà e di tutte le loro interazioni.

Troppa grazia?
Sì, è veramente troppo per un uomo, ancora solo.

E’ proprio troppo, ma non si può rigettare solo perché è troppo, se tutto ci viene da un “unico” principio fisico, a seguito di un semplice mutamento dell’ipotesi, del tutto umana, della continuità dello spazio tempo.

Quando cambiamo l’assunzione di continuità che ha finora condizionato la nostra fisica e assumiamo che lo spazio tempo sia discontinuo invece che continuo, noi siamo in grado di descrivere con le stesse leggi: la struttura delle particelle elementari e l’evoluzione della forma delle galassie, il significato ondulatorio della costante di struttura fine, e la massa mancante negli ammassi di galassie, la vera natura delle Quasar e molti altri fenomeni situazioni, azioni e strutture.

Tutta la fisica, in tutti i suoi livelli, viene coinvolta.
E’ veramente troppo? E’ impossibile?
No! E’ proprio così, basterebbe leggere, discutere, contestare, controbattere, ma non negare a priori senza conoscere.

Come si può facilmente immaginare ci sono ben poche o quasi nessuna possibilità per una tale teoria di andare a finire su una rivista specializzata. Ma come ho già potuto costatare in più occasioni, nessuno finora ha posto una qualche seria argomentazione per contestarne la validità.

Quasi tutti dicono, senza averla letta né tanto meno analizzata a fondo, che una tale teoria non può esistere.
Al contrario, quanti ne hanno potuto anche solo intravedere l’applicazione a qualcuno dei tanti fenomeni problematici della microfisica, hanno potuto costatare la sua applicazione e la sua coerenza.

Nessuno di quelli che ne avrebbero la responsabilità istituzionale è ancora riuscito ad analizzarla a fondo, per la semplice ragione che ciascuno di essi, con una tutt’altro che incomprensibile coerenza di gruppo, sembra non essere in grado di concepire che una tale teoria possa esistere.

Quindi, al resto dell’intelligenza di raccogliere il guanto.

A te dunque mi rivolgo, lettore, nella speranza che ti sia rimasta sufficiente autonomia intellettuale, da trovare la forza di rimettere in discussione ciò che hai finora creduto di sapere, ma non capivi fino in fondo.

Facendoti dubitare di te stesso, ti hanno gabbato: tu puoi capire tutto, nessuna parte della conoscenza ti è preclusa “per principio”.

  • Se non hai una carriera da difendere a costo della verità.
  • Se non hai una reputazione da sostenere a costo della coerenza.
  • Se per te conoscere vuol dire scoprire.
  • Se per te sapere vuol dire capire.
  • Questa è l’occasione per soddisfare l’intima esigenza della tua razionalità.

Certamente non sarà una passeggiata. Dovrai esercitare la tua mente in questa nuova palestra. Dovrai piegare i muscoli del cervello alla tua volontà di capire, ma alla fine ti ritroverai con una nuova e più sviluppata consapevolezza di te e delle tue relazioni col mondo.

Fin d’ora mi piace immaginare un rapporto chiaro tra noi. Quando io, autore, affermo un qualche pensiero, o un invito, esprimendomi al plurale, non intendo certo esprimermi nel “plurale maiestatis”.

“Noi”, siamo io che scrivo e tu che leggi, che nella mia speranza e nella mia fantasia partecipi dell’esigenza innata alla stessa razionalità. Nel mio sogno utopistico il lettore condivide la mia visione, e l’idea di coerenza che ne consegue.

Folle illusione ? Certamente !
Ma questa tua apertura alla comprensione è il presupposto inevitabile perché noi due si possa organizzare un dialogo, stretti intorno all’evidenza.

Io ti prendo per mano, e insieme pensiamo,  verifichiamo e  teorizziamo, e sperimentiamo. E ancora insieme ci ribelliamo a spiegazioni mancanti o non giustificate con coerenza, a voli pindarici non verificabili, a errori nascosti sotto il tappeto e a codificazioni del reale imposte dal solo principio.

Insieme costruiamo strutture causali e fenomeni giustificati in catene coerenti, usando modelli mentali e fenomeni reali concatenati attraverso il sistema classico di causa-effetto, e poi immaginiamo e proponiamo fenomeni  sperimentali di verifica, giustificandoli con i numeri che derivano dalle nuove leggi ondulatorie.

E alla fine contempliamo insieme un disegno razionale e comprensibile che possiamo chiamare Universo, ma in questo tragitto ci leghiamo a filo doppio ad una regola fondamentale, che Albert Einstein, il Maestro, considerava sommamente importante nella scelta di un disegno comprensibile che possiamo chiamare Teoria.

Un sistema completo di Fisica Teorica si compone di idee,
di leggi fondamentali applicabili a queste idee e di proposizioni conseguenti che ne derivano per deduzione logica.

Noi discuteremo delle idee e  le verificheremo nella loro applicabilità più estrema ai fenomeni che già conosciamo, legandole tra loro con leggi del tutto originali ed inedite che metteremo alla prova nella previsione di nuovi fenomeni e nella verifica coerente della. nuova Teoria Ondulatoria del Campo     ( TOC ).

A questo mondo noi non cerchiamo solo risposte, ma vogliamo fortemente CAPIRE .

Il che ci riesce in misura tanto maggiore quanto più partecipi noi siamo dell’intero processo speculativo ,

( della migliore idea finora prodotta dall’uomo in tutta la sua storia ).

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Cambiando la Premessa un nuovo disegno diventa evidente.

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