10 ) Le strane conseguenze della Quinta Interazione

Le più che strane conseguenze della Quinta Interazione

Tanto più difficile potrebbe sembrare il far accettare le conseguenze ancora più strane che derivano dalla conduzione al limite di questa linea di pensiero. Ma ancora, pervicacemente, confidiamo nell’incoercibile intelligenza del lettore, e cerchiamo di farlo partecipe di quanto inevitabilmente appare conseguente dalla Teoria.

Secondo la Teoria Ondulatoria del Campo la somma dei numeri d’onda provenienti da un corpo macroscopico, composto da più sorgenti d’onda elementari, è legata al valore della superficie d’onda “efficace e parallela” delle onde provenienti dal corpo.

Essa è funzione del parallelismo delle onde provenienti dal corpo, che nel suo complesso è spazialmente esteso, essendo composto da molte sorgenti d’onda elementari.

E la distribuzione spaziale delle sorgenti d’onda elementari dipende direttamente dalla “forma” del corpo.

Risulta quindi che la distribuzione spaziale del corpo condiziona la sua possibile velocità limite. E dal punto di vista dell’osservatore questo appare dipendere dall’angolo (Φ) tra le diverse traiettorie delle onde provenienti dalle particelle elementari che formano il corpo e, di conseguenza, dalla distribuzione nello spazio del corpo nel suo insieme.

Le traiettorie delle superfici d’onda vengono percepite dall’osservatore secondo angolazioni diverse, appunto in funzione della distribuzione spaziale del corpo esteso.

Considerando la sommabilità delle superfici d’onda, si arriva a nuove e ancora più strane previsioni, che forniranno poi una nuova traccia per comprendere l’evoluzione delle forme di molti fenomeni cosmici tuttora ancora insoluti.

Corpi di uguale massa e uguale densità, ma differenti come “forma”, dovrebbero avere differenti velocità limite.

Così un disco che si muove nel vuoto, nel senso del suo diametro, potrà raggiungere con la stessa energia una velocità maggiore di una sfera con la stessa massa. L’accorciamento per effetto Doppler delle onde provenienti dai diversi atomi componenti del disco risulta funzione di una diminuita possibilità di accoppiamento parallelo delle superfici d’onda che provengono dalle diverse parti del disco. Questo infatti essendo più schiacciato di una sfera con la stessa massa copre un angolo di vista maggiore.

Meno efficace è l’accoppiamento delle superfici d’onda, in funzione della forma, e più efficace sarà la forza che lo spinge al moto. Perché la loro lunghezza d’onda complessiva sarà meno vicina alla lunghezza d’onda limite λ = L, e quindi si opporrà di meno all’aumento della velocità. Similmente, lo stesso disco potrà essere accelerato, nel vuoto, più facilmente (impiegando una minore energia) nella direzione del suo asse che nella direzione del suo diametro.

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Figura 61. Un’asta, che è composta da tante sorgenti d’onda in fila, mostra all’osservatore una minor concentrazione d’onde nelle zone del suo intorno che si trovano tutte distanti dall’asse dell’asta, e il ragionamento vale evidentemente per un disco, le cui onde sono meno concentrate per un osservatore che lo vede ponendosi al di fuori del piano che passa per il piano su cui giace il perimetro del disco.

Un’asta assorbirà minore energia per raggiungere una certa velocità nel vuoto, quando il suo asse è perpendicolare alla direzione della velocità, che nel caso che l’asta si muova con l’asse posto nella stessa direzione della velocità.

Più avanti verificheremo come questo strano comportamento delle masse, in funzione della loro forma e della velocità limite, si riveli adatto a spiegare in un modo del tutto conseguente l’evoluzione della forma e della struttura delle galassie, e in particolare di alcune loro apparenti  anomalie.

Il disegno che questa nuova interazione ci presenta ha conseguenze di una tale coerenza e bellezza che, ben strana sarebbe tutta questa serie di coincidenze con gli aspetti più misteriosi della natura, se non avesse un riscontro nella realtà.

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Figura 62. Nella formula della gravitazione ondulatoria deve ora entrare una limitazione alla concentrazione della massa, che completa con la componente repulsiva dell’antigravità, l’interazione tra le masse macroscopiche. Alla formula ondulatoria della forza gravitazionale va aggiunto un termine negativo che aumenta d’importanza in funzione dell’entità delle masse e che dipende anche dalla distribuzione spaziale delle masse in relazione al punto di vista dell’osservatore.

Diventa evidente che la gravitazione non è più l’unico elemento chiave per la comprensione della struttura dell’Universo.  Alla forza gravitazionale va aggiunta una nuova forza repulsiva antigravitazionale che diventa sempre più determinante con l’aumentare del valore delle masse in gioco.

Le obiezioni al mutamento non potranno non tenere conto dell’efficacia dei nuovi modelli esplicativi, ma sappiamo, per le esperienze amare di tutti gli innovatori che ci hanno preceduto, quanto difficile sia smuovere i concetti più radicati della scienza quando questi hanno avuto un certo successo nella loro applicazione.

Per portare avanti questa diversa indagine, sotto l’ombrello di una nuova visione della natura dell’Universo, si confida comunque negli spiriti liberi che tuttora sopravvivono.  

Ad essi continuiamo a rivolgerci, nella speranza che sappiano seguire le concatenazioni causali che portano dalle particelle all’Universo, al di là dei dettami dell’ortodossia, stuzzicando la loro immaginazione e la loro sete di comprendere.

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